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Come promesso sulle colonne del nostro giornale, pubblichiamo l’intervista integrale al Sindaco di Ardea, prof. Carlo Eufemi…

Per cercare di comprendere meglio la nostra città, con i suoi problemi e le sue potenzialità, abbiamo scelto di incontrare il Sindaco di Ardea, il prof. Carlo Eufemi. A lui abbiamo rivolto alcune domande sul territorio che è stato chiamato ad amministrare e sul suo impegno politico.

Potrebbe indicarci – motivandolo – qual è l’ordine di priorità che darebbe (e da’ nel suo ruolo di sindaco) alle seguenti aree politico-amministrative: politiche per l’ambiente, politiche per la cultura, politiche sociali, politiche per l’istruzione e la formazione, politiche per lo sviluppo economico, assetto urbanistico e lavori pubblici?

«Ardea è una città che è cresciuta troppo rapidamente negli ultimi quindici anni e quindi i problemi sono emersi tutti insieme. E proprio perché c’è bisogno di maggiore consapevolezza, soprattutto culturale, metterei al primo posto il problema dell’istruzione e della formazione. Credo che senza cittadini ben educati ad essere cittadini – e consapevoli di essere cittadini europei – non si vada da nessuna parte.

Al secondo posto metterei l’assetto urbanistico e i lavori pubblici, perché credo che tanti problemi della città derivino proprio dal fatto di un assetto urbanistico sbagliato. Ardea è una città che è cresciuta senza alcuna pianificazione. Una rivisitazione della maglia urbanistica del territorio credo sia urgente e mi auguro di poterla fare prima della fine del mio mandato. Attualmente abbiamo in cantiere – tra quelle finanziate, in corso o in fase di appalto – una cinquantina di opere che riusciremo ad aprire e spero a chiudere nei prossimi due anni.

Poi c’è il grosso tema sociale: la città, proprio perché fortemente disgregata e cresciuta in fretta, ha bisogno sicuramente di risposte sul piano sociale. Non si tratta solo di assicurare assistenza, ma anche di garantire servizi. Tuttavia il nostro territorio ha problematiche serie, che derivano dalla presenza in numero considerevole di immigrati. Non parlo solo degli stranieri, parlo anche degli immigrati italiani che cercano soluzioni abitative più a buon mercato e meno onerose rispetto alla grande città.

Il resto non dico che è meno importante, ma è intimamente collegato ai settori che ho menzionato: una città ben organizzata attraverso il suo sviluppo urbanistico e capace di pensare al proprio futuro può anche dedicarsi a uno sviluppo economico e produttivo diverso, sulla base del quale è possibile creare un polo industriale, riorganizzare il polo turistico, quello commerciale e così via discorrendo. Tutto è intimamente legato in un progetto che deve essere necessariamente unitario e contenere tutte queste cose.

Su tutto vi è però un grande problema di risorse: di pari passo alla crescita demografica infatti non sono arrivati i trasferimenti finanziari dello Stato. Attualmente noi siamo fermi ai finanziamenti del 1994 e quindi abbiamo una perdita secca di trasferimenti dello Stato l’anno di circa due milioni di euro. Quindi ai comuni che crescono demograficamente non viene assicurata di pari passo una crescita di risorse finanziarie. È un problema serio che probabilmente non risolveremo con maggiori trasferimenti da parte dello stato ma potremo risolvere solo quando si darà attuazione ai decreti sul federalismo, fiscale ma anche istituzionale».

Intendete valorizzare il patrimonio culturale e archeologico di Ardea? In che modo?

«Credo che questa questione sia intimamente legata all’idea di sviluppo economico del territorio: noi dobbiamo dare impulso alla politica turistica, fatta ovviamente di tanti ingredienti. Uno di essi è proprio il patrimonio culturale. Su questo stiamo investendo: ho chiesto alla sovrintendenza, di aprire a breve alcuni siti. C’è poi un’azione di recupero: dal Castrum Inui al Casarinaccio. Per quanto riguarda il Museo Archeologico, mancano lavori di arredamento interno che spero giungano a termine entro l’estate.

Tra qualche settimana riusciremo a prendere possesso dell’Ipogeo cristiano che, se unito al Museo Manzù, ad altri siti importanti a cominciare dall’acropoli, ai Giardini della Landriana, possono essere parte di un percorso artistico, culturale, ambientale di grande pregio. Stiamo cercando di rendere tutto ciò visibile in occasione del quarantesimo dell’autonomia. Ardea è una città di grande storia e sicuramente una delle città più antiche del Lazio, però, dal punto di vista dell’autonomia comunale, è una della più giovani, perché il Comune ha solo quarant’anni di vita».

Marina di Ardea

Le ultime cinque giunte hanno terminato il proprio lavoro prima della fine del mandato. Anche in questi mesi sui giornali vengono riportati possibili malumori nella maggioranza. A cosa è dovuto questo fenomeno? E che ruolo avrà nel futuro del governo cittadino, sia nel breve che nel lungo termine?

«Questo è stato uno degli handicap della città: credo che un’amministrazione debba avere la possibilità di concludere il suo mandato. Se non altro perché ritengo che una prova si possa giudicare alla fine di un percorso, così come si giudicano gli studenti alla fine di un ciclo. Questa volta mi auguro che per la prima volta si possa concludere un mandato: ritengo che ci siano tutte le condizioni perché il mio lavoro possa essere giudicato alla fine dei cinque anni.

Come tutte le esperienze umane sicuramente sarà stato pieno di pregi e pieno di difetti – su questo non c’è dubbio – però deve essere serenamente lasciata ai cittadini la possibilità di valutare.

Questo fenomeno è un po’ un male di Ardea perché è un territorio molto litigioso, forse anche perché si tratta di un Comune giovane. E poi forse è anche tipico anche della litigiosità del luogo: trovo a volte una tendenza eccessiva alla “polemica per la polemica” e non alla critica costruttiva. Penso che con il tempo ci si abituerà ad un dibattito democratico costruttivo, come è giusto che sia, in cui ognuno esprime il suo punto di vista, senza necessariamente distruggere un’esperienza solo perché non ci si sente rappresentati da essa. Io credo che si possa amministrare in tanti modi.

Tra due anni finisco il mio lavoro perché non sono ricandidabile: mi piacerebbe lasciare, oltre a opere e servizi, anche una classe dirigente che possa prendere il testimone e continuare il lavoro. Di passi avanti ne sono stati fatti, a cominciare da una maggioranza che è più compatta e coesa del passato».

segue…

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